La nostra Storia

Cronologia comunitaria

Ognuno di noi ha avuto un cammino di fede all’interno della propria comunità Parrocchiale: la radicalità di Cristo però ci ha interpellati e non ci ha lasciati tranquilli.

In questa ricerca abbiamo incontrato all’interno della Chiesa Universale, diverse esperienze comunitarie con le quali ci siamo confrontati: i loro contributi e le loro riflessioni sono stati e saranno per noi motivo di costante confronto.

All’interno della Chiesa locale, la Provvidenza ci ha fatto incontrare all'inizio del nostro cammino, due sacerdoti grazie ai quali i valori evangelici di “condivisione”, di “solidarietà” e di “povertà-sobrietà” hanno potuto concretizzarsi e incarnarsi nella struttura di Torreano di Martignacco:

  1. Don Luigi Murador, fondatore della Caritas Diocesana e primo direttore, ci ha spiritualmente guidati e spronati agli inizi del nostro discernimento;
  2. Don Emilio De Roja, fondatore dell’Istituto “Casa dell’Immacolata” di Udine, ha creduto nelle potenzialità della nascente Emet e ha messo a nostra disposizione la struttura di Torreano di Martignacco.

Come è nata e come è cresciuta la nostra comunità

Primi mesi del 1984

Il cammino spirituale, iniziato già alcuni anni prima, ha trovato una convergenza in questo periodo. Sotto la guida spirituale di don Luigi Murador, direttore della Caritas, alcuni giovani cristiani si incontrano periodicamente presso l’Istituto “Renati” di Udine per maturare la loro fede verso delle scelte evangelicamente più concrete.


Gubbio Agosto 1984

Agosto 1984

Su indicazione di don Luigi, decidiamo di concludere questo cammino spirituale con una decina di giorni di Esercizi Spirituali: tre giorni a Nomadelfia (una esperienza comunitaria in Toscana fondata da don Zeno Saltini) e una settimana presso la Comunità di S.Girolamo a Gubbio (è una delle tante comunità a cui fa capo al movimento di Capodarco).

Don Luigi a causa degli impegni presi precedentemente non può essere presente a tutti i 10 giorni. Promette che ci avrebbe raggiunti gli ultimi 2-3 giorni per ascoltare e vagliare le nostre decisioni.

E così ha fatto. Le conclusioni sono quelle che poi noi abbiamo formulato negli articoli 2-5 della nostra Costituzione.

A questo progetto mancava un “luogo” in cui si potesse dar vita a quelle intuizioni. Don Luigi ci assicura che conosce don Emilio De Roja il quale ha dei locali che potrebbero andar bene per le nostre finalità. Rientrati a Udine saremmo andati insieme da don Emilio a proporgli il progetto e a chiedere se poteva mettere a disposizione quei locali.

Noi, pieni di speranza, facciamo ritorno alle nostre abitazioni, mentre don Luigi, stanco del viaggio, rimane a Gubbio perchè vuole riposare un giorno e perchè vuole andare a far visita a La Verna (santuario francescano che si trova lungo la strada del ritorno).

Il giorno dell’appuntamento, programmato presso la "Comunità PierGiorgio”, per andare da don Emilio ci è arrivata la brutta notizia: don Luigi, ritornando a casa la sera precedente, (non si è mai saputo la dinamica dell’incidente) perde il controllo della macchina e su un incrocio della “napoleonica” esce di strada e muore all’istante.

Per noi è stato colui che ha intuito e approvato quello che avevamo nel cuore. Ci siamo sentiti orfani, ma non abbandonati: ora, dalla casa del Padre, stà camminando in mezzo a noi...

Comunque il nostro cammino non si è interrotto. Siamo andati da don Emilio, il quale ci ha fatto visitare i locali di Torreano: delle strutture avute qualche anno prima dal lascito di un benefattore. La “villa” era nella prima fase della ristrutturazione, mentre il “rustico” era ancora occupato da alcuni ospiti di “Casa dell’Immacolata”.

Ci chiese di aspettare per ultimare i lavori della “villa”: dopo di chè saremmo potuti entrare. Non ci sentivamo di aspettare due anni (questi erano i tempi previsti per portare a termine i lavori) prima di iniziare quello che avevamo abbozzato a Gubbio.

Vedendo la nostra insistenza, don Emilio approvò la nostra proposta di prendere possesso, momentaneamente, dei locali del “rustico” anche se in coabitazione con un anziano signore.


CASA EMET TORREANO

Primi mesi del 1985

Incominciano i lavori per rendere l’ambiente accogliente e vivibile.Dei diversi volontari che avevano iniziato l’itinerario vocazionale qualche mese prima, aderiscono in tre: saranno questi che come fondatori daranno vita alla “Emet, fraternità Comunitaria”. Essi sono: Rezio Fiornasari, diacono presso la parrocchia di Feletto Umberto, e i fidanzati Paolo Grosso e Giovanna Macor della parrocchia di Bertiolo


5 maggio 1985

Con il matrimonio di Paolo e Giovanna , i primi componenti della Emet prendono possesso della struttura di Torreano situata in Via Alnicco 8.


Nel primo periodo, su indicazione di don Emilio, abbiamo intensificato i rapporti con “Casa dell’Immacolata” partecipando alla loro vita interna e accogliendo durante i week-and alcuni ragazzi senza famiglia e ospiti dell’Istituto.


8 dicembre 1986

Su proposta di don Emilio De Roja accogliamo a tempo pieno una ragazza tossicodipendente. Non avendo una preparazione specifica per questo disagio concordiamo di collaborare con il Ce.Di.S. di Pordenone (Comunità terapeutica della Diocesi di Pordenone il cui fondatore è don Galliano Lenardon). La ragazza quindi viene inserita nel loro programma terapeutico. Dopo di lei anche altre ragazze tossicodipendenti udinesi vengono accolte in Emet. Abbiamo affrontato questa emergenza in quanto in questo periodo non esistevano nell’udinese comunità per il recupero delle ragazze tossicodipendenti.


Accoglienza minori

Man mano che si risolvevano, in maniera nel complesso positiva, questi casi di accoglienza, e con l’arrivo dei figli naturali della coppia, Emet ha focalizzato le accoglienze verso i minori.


20 novembre 1987

Presso il notaio dott. Vito Erasmo Dimita ci costituiamo come associazione.


22 novembre 1988

Emaniamo il nostro statuto presentandolo, oltre che al Vescovo mons. Alfredo Battisti, anche ai nostri amici e a coloro che incominciavano a conoscere il nostri stile di vita.


In occasione del Congresso Eucaristico Diocesano (14-16 settembre 1991), su invito della Caritas Diocesana, la comunità di Nomadelfia è ospite dell’Istituto “Casa dell’Immacolata” e presenta la sua proposta in due serate al palasport “P.Carnera” dei Rizzi: ad una delle due serate è presente anche Emet.

Domenica 15 settembre 1991 in duomo di Udine, sotto la presidenza di mons. Lucio Soravitto, alle ore 10.30 si celebra il matrimonio di due giovani di Nomadelfia e viene anche conferito il battesimo a Gabriele (ultimo nostro figlio accolto in comunità).

Nel pomeriggio grande festa in Istituto con la partecipazione di tre comunità (“Casa dell’Immacolata”, “Nomadelfia” ed “Emet”) con i rispettivi amici e conoscenti.


3 Febbraio 1992

Muore improvvisamente don Emilio De Roja: gli subentra prima come direttore e in seguito come presidente don Arduino Codutti. Anche con lui riprendiamo proficuamente la conoscenza e (anche se minima) la collaborazione.


2-3 maggio 1992

Visita di Giovanni Paolo II° in Friuli.

Fra i tanti incontri programmati da Papa c’è anche quello presso la “Casa dell’Immacolata” con tutte le comunità di accoglienza e le associazioni di volontariato: è presente anche la comunità Emet.


27 novembre 1994

Esattamente nel X° anniversario della morte di don Luigi, dopo una breve commemorazione presso la chiesa parrocchiale di Torreano (con la presenza diel Vescovo mons. Afredo Battisti), l’attuare direttore della Caritas don Angelo Zanello benediceva quei locali e quindi la comunità Emet prendeva possesso di tutta la struttura di Torreano.


Per motivi logistici (una buona parte dei vecchi locali si trova in precarie condizioni strutturali e quindi igienico-sanitarie) e per una serena realizzazione dei nostri obiettivi ricerchiamo un’altra struttura per creare una nuova “Fraternità Comunitaria”. Con l’aiuto dei due parroci di Villalta di  Fagagna (prima don Dino Pezzetta  e poi don Roberto Gabassi), riusciamo ad ottenere, tramite una convezione, la ex casa canonica della parrocchia.


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5 maggio 1996

La Parrocchia di Villalta, attraverso il suo rappresentante, il parroco don Roberto Gabassi , dopo aver visto il decreto dell’ordinario diocesano in data 17.07.95, concede in comodato alla comunità Emet la struttura di Via Castello 10: la casa canonica parrocchiale.

Durante l’estate alcuni comunitari prendono possesso di quei locali. In questo periodo Emet apre per alcuni mesi, una struttura anche a Campolessi di Gemona.


20 gennaio 1997

La Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia decreta che l’Associazione Emet è iscritta nel registro generale delle organizzazioni di volontariato nei settori: sociale, Culturale e Tutela dei diritti civili.


22 marzo 1997 alle ore 17.30

Terminati i lavori di ampliamento, l’Arcivescovo mons. Alfredo Battisti, inaugura la nostra seconda “fraternità Comunitaria” di Villalta. In questa circostanza l’Arcivescovo esprime la volontà di voler dare un riconoscimento giuridico-ecclesiale alla “Fraternità comunitaria”.


Per formulare una “costituzione” secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica sanciti nel “Codice di Diritto Canonico”. I tre fondatori si sono avvalsi del contributo e dei suggerimenti di studiosi di diversi ambiti: il biblista mons. Rinaldo Fabris, membro del comitato scientifico di “BIBLIA”, don Pier Giordano Cabra, religioso della Sacra Famiglia di Nazaret, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. Abbiamo accolto anche dei suggerimenti di alcune esperienze di “vita comunitaria familiare”: un contributo significativo lo abbiamo avuto dalla proposta di vita di Nomadelfia fondata da don Zeno Saltini.


8 dicembre 1998

L’arcivescovo mons. Alfredo Battisti con decreto canonico erige a personalità giuridica privata l’Associazione di fedeli “Emet” secondo gli articoli 299, 301, 312, 321, e 322 del Codice di diritto Canonico.


22 maggio 1999

Nella cattedrale di Udine si svolge la “Festa delle aggregazioni ecclesiali della Diocesi”. In questa circostanza viene ufficializzato il riconoscimento.


23 maggio 1999

Festa di Pentecoste.

Presso il salone della comunità di Villalta, mons. Marco Del Fabbro, quale delegato arcivescovile, presiede l’Eucarestia durante la quale i membri effettivi e i postulanti firmano sull’altare la “Costituzione”.


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Nonostante l’allontanamento abitativo da Torreano, la Emet ha sempre continuato il lavoro ortofrutticolo nei terreni adiacenti alla struttura.

Ha anche mantenuto un buon rapporto sia con il consiglio di Amministrazione dell’Istituto “Casa dell’Immacolata”, sia con il successore di don Emilio De Roja: don Arduino Codutti.


8 dicembre 1999

Primo anniversario dell’approvazione della Costituzione. Emet d’ora in poi sceglie questa data come momento ufficiale ringraziando Dio attraverso una “veglia di preghiera”. In questa data si fa memoria soprattutto di due ricorrenze significative: l’arrivo della prima accoglienza residenziale e l’approvazione della “Costituzione” da parte del nostro ordinario.


Gennaio 2000

Il presidente don Codutti, mette al corrente che il Consiglio di amministrazione dell’Istituto “Casa dell’Immacolata”, ha deciso di mettere in vendita tutta la struttura di Torreano. Per motivi di gestione economica interna ci fa presente che l’operazione deve essere eseguita entro i mesi estivi.


Giugno 2000

Dopo molte riflessioni, molte preghiere, e il sostegno morale di alcune persone, la Provvidenza è venuta in nostro aiuto e ha fatto sì che “Emet: Fraternità Comunitaria” diventasse proprietaria  sia due locali abitativi, sia di alcuni terreni adiacenti alla struttura.


Gennaio 2002

Iniziano i lavori di ampliamento e ristrutturazione di uno dei locali: si realizzeranno 2-3 appartamentini per famiglie per accoglienza minori e un salone per incontri di formazione.


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CASA EMET TORREANO

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CASA EMET TORREANO

Sabato 6 dicembre 2003 alle ore 15.00

Malgrado i lavori non siano completamente portati a termine, la Emet sceglie comunque di inaugurare tutto il piano terra della struttura: sala incontri e alcune stanze adiacenti. Questi spazi daranno la possibilità alla Emet di concretizzare per ora uno dei suoi obiettivi: offrire un percorso formativo perchè delle  famiglie diventino soggetti educanti partendo dal presupposto che il messaggio evangelico passa attraverso il valore della condivisione e della fraternità.


Si avviano diversi gruppi di famiglie che incominciano un loro cammino di fede: alcuni di questi itinerari sono seguiti spiritualmente soprattutto da due sacerdoti: il biblista mons.  Rinaldo Fabris e lo stimmatino padre Francesco Rossi.


19 giugno 2005

A Rivo di Paluzza, durante un Ritiro Spirituale con famiglie, il momento formativo è chiamato “Già e non ancora”: dopo l’esperienza di qualche anno diventerà un itinerario ben programmato e prenderà i connotai che ha attualmente: “Scuola di fraternità e di condivisione”.


3 maggio 2009

Inizia un nuovo itinerario vocazionale: “Cerco fratelli…Cerco sorelle…” E’ una proposta per tutte quelle persone e famiglie che, dopo aver meditato a lungo sulla parola di Dio e non sentendosi soddisfatti di come stanno realizzando il “Regno di Dio” vogliono concretamente condividere la loro esistenza in un contesto di “vita comunitaria”. E’ un laboratorio dove ognuno sarà chiamato a discernere quale sarà il contesto comunitario in cui realizzare la volontà di Dio


29 dicembre 2010

La Regione concede un “Contributo straordinario a parziale sollievo dei costi da sostenere per ilo completamento della realizzazione di servizi residenziali e semiresidenziali multifunzionali, inseriti nella programmazione locale, destinati all’accoglienza di minori e finalizzati alla sperimentazione d modelli organizzativi innovati atti a garantire interventi in rete, di sostegno alle fragilità delle famiglie, di sostegno all’affido e al volontariato familiare, nonché di modelli gestionali finalizzati al contenimento dei costi”.

Con questo contributo abbiamo intrapreso e portato a termine i lavori secondo le vigenti normative igienico-sanitarie. Confidiamo che la Provvidenza attraverso amici, conoscenti, associazioni, Parrocchie ci aiutino a far fronte alle spese che a Emet ha dovuto sostenere per riuscire a recuperare quel contributo Regionale.

Abbiamo voluto menzionale in maniera completa le finalità di quel contributo perché i servizi pubblici sono consci che il futuro della società dipende molto nel saper investire su “modelli organizzativi innovativi” che aiutino le famiglie a creare una società più “solidale” e più “fraterna”.


18 Maggio 2013

Inaugurazione della ristrutturata “Fraternità” di Torreano di Martignacco. L’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato alla presenza di diverse autorità civili, sacerdoti e amici della “Fraternità”, impartisce la benedizione con l’augurio che in questa struttura si possano realizzare tutti gli obiettivi per il bene delle persone che l’abiteranno, della Chiesa e della società intera, attraverso i programmi istituzionali di formazione e carità, tra i quali:

a) Formazione di Famiglie perché diventino soggetti educanti, a partire dal presupposto che il messaggio evangelico passa attraverso il valore della condivisione e della fraternità. Questa formazione, in sinergia con la pastorale familiare della diocesi, viene svolta nell’itinerario educativo di “Scuola di Fraternità e di condivisione”;

b) il laboratorio per realizzare la vita comunitaria, dando la possibilità a quelle Famiglie che non desiderano rimanere solo sul piano “conoscitivo”, ma intendono passare alla “pratica”, di concretizzare i valori evangelici. Il laboratorio le aiuterà ad elaborare scelte di vita comunitaria sulla base dei carismi di ogni individuo e di ogni copia. Questa formazione-discernimento prende evidenza nell’itinerario educativo “Cerco fratelli… cerco sorelle…”;

c) la realizzazione della proposta “Fraternità Comunitaria sul carisma-spiritualità di EMET;

d) l’accoglienza temporanea di minori con problematiche familiari.


18 Dicembre 2016

Ingresso residenziale di alcune persone presso la struttura di Torreano.


30 Gennaio 2017

Il comune di Martignacco dopo aver avuto parere favorevole dall’Azienda per l’assistenza sanitaria “Friuli Centrale di Udine”, concede l’attestazione di idoneità al funzionamento della struttura di accoglimento residenziale per finalità assistenziali “GRUPPO FAMIGLIA”, ai sensi del Regolamento approvato con D.P.G.R. 14 febbraio n. 083/Pres.

Questa struttura potrà ospitare in maniera residenziale al massimo 5 minori.

Annotazioni sul breve curriculum storico

Abbiamo elencato solamente alcuni avvenimenti.

Non abbiamo menzionato nè le persone che hanno voluto vagliare la nostra scelta e che per un periodo più o meno lungo hanno scelto di vivere in Emet, nè le varie accoglienze effettuate, nè i vari volontari (sposi e non), nè le AVS (le ragazze dell’Anno di Volontariato Sociale) che hanno condiviso con noi alcuni periodi della nostra vita.

Non bisogna dimenticare poi neanche i vari impegni di apostolato che diversi di noi hanno svolto sia a livello parrocchiale (catechismo, campi-scuola estivi, ricreatorio, animazione...), foraniale (pastorale giovanile, corso per fidanzati in preparazione al matrimonio) e diocesano (testimonianze, momenti formativi, sensibilizzazione...).

Di tutta questa nostra attività, l'Ordinario del luogo è sempre stato messa al corrente (cfr Costituzione art.6).

Man mano che andiamo avanti, i vari componenti della “Fraternità Comunitaria” non possono affrontare contemporaneamente tutti gli impegni: cercheremo di essere presenti attivamente nella Chiesa senza perdere di vista la nostra specifica vocazione. Questo vale anche per gli ulteriori sviluppi che potrà avere Emet.

Riconoscimento giuridico-ecclesiale di EMET

Dopo aver preso in esame il decreto del Concilio “Apostolicam actuositatem”, l’esortazione apostolica “Christifideles laici” e la nota pastorale della Commissione episcopale per il laicato “Le aggregazioni laicali nella Chiesa” abbiamo sentito il bisogno di sottoporre il nostro statuto all’esame del Vesovo mons. Battisti per ricevere l’approvazione e sentirci così tra le Aggregazioni laicali ecclesiali della Diocesi.

Già da alcuni anni era sorto in noi il desiderio di chiedere questo riconoscimento. L’opportunità c’è l’ha spontaneamente offerta il Vescovo stesso il 22 marzo 1997 quando durante l’inaugurazione della “Fraternità Comunitaria” di Villalta ha espresso il desiderio di voler riconoscere la nostra forma associativa.

EMET fin dal suo nascere ha sempre avuto come scopo collaborare alla missione della Chiesa portando il Vangelo di Cristo come fonte di speranza per l’uomo e di rinnovamento per la società.

Per motivare la presente richiesta ci permettiamo di riportare quelle parti della nota pastorale “Le aggregazioni laicali nella Chiesa” che ci riguardano.


Al n.26 si dice testualmente:

“Associazioni private sono chiamate dal Codice tutte quelle associazioni che vengono costituite liberamente dai fedeli per fini spirituali e apostolici derivanti dalla loro condizione battesimale e dall’esercizio del loro sacerdozio comune, e che nei loro riguardi l’autorità ecclesiastica, su loro libera richiesta, opera un provvedimento idoneo a riconoscere la loro rilevanza giuridica.

Il primo atto in tal senso è la presa visione degli Statuti, mediante la quale l’autorità ecclesiastica, conoscendo l’associazione nella sua concreta realtà, ne verifica la conformità al Diritto Canonico e ne riconosce anche giuridicamente l’ecclesialità.

Lo stesso Codice prevede che un’associazione privata possa essere lodata o racco-

mandata dall’autorità ecclesiastica. In tal modo essa riceve, per così dire, una accresciuta credibilità ecclesiastica di fronte ai soci. Anche gli altri fedeli ricevono assicurazione circa la significatività ecclesiale e l’utilità pastorale di una associazione (can.298,2).

Questi atti, però, pur essendo di alto valore ecclesiale, non mutano la natura delle

singole associazioni: il loro agire non impegna che la responsabilità delle associazioni

stesse. Ciò nonostante, esse rimangono soggette alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica (cfr. can. 305), alla quale “spetta ancora, nel rispetto dell’autonomia propria delle associazioni private, vigilare e fare in modo che si eviti la dispersione delle forze e ordinare al bene comune l’esercizio del loro apostolato” (can.323,2).


Al n.29 di detto documento ancora si dice:

Per avere una rilevanza giuridica, ossia una collocazione nell’ordinamento canonico, è necessario che ogni realtà aggregativa faccia conoscere in modo preciso la sua esistenza all’autorità competente, perché questa possa esaminare la natura e le finalità, accertarne e certificarne l’autenticità cristiana, valutarne l’opportunità del riconoscimento.


Al n.30 è detto infine:

Condizione per il riconoscimento ufficiale delle associazioni private è il previo esame degli Statuti da parte dell’autorità competente (cfr. can. 299,3).(...) Gli statuti, inoltre servono a fare conoscere alla comunità cristiana i tratti fondamentali di una associazione, i suoi fini e la sua interna organizzazione. Infine, permettono di precisare le varie modalità di rapporto tra l’associazione stessa e l’autorità ecclesiastica.


Vorremmo aggiungere, a corollario delle premesse e del nostro curriculum storico, i criteri richiesti dalla “Christifideles laici” perchè una associazione laicale possa dirsi ecclesiale, sottolineando i nostri sforzi (non sempre ben riusciti) per sentirci in sintonia con questi criteri:

1) Il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità.

Non ci limitiamo ad un puro solidarismo, ma puntiamo alla condivisione attraverso una piena realizzazione umana e cristiana del credente e di una crescita spirituale per tutti.

2) La responsabilità di confessare la fede cattolica proclamando la verità su Gesù.

Nelle nostre “fraternità comunitarie” i comunitari si sforzano continuamente di vivere questo impegno di annuncio della fede e di educazione ad essa tenendo conto dei ritmi di crescita spirituale di ognuno.

3) La testimonianza di una comunione salda e concreta con il Vescovo.

Sua Ecc.za è stato costantemente informata sulla nostra vita. Più volte ci ha fatto visita e ha potuto rendersi ragione della nostra attività. Lei stessa, di proprio pugno ha formulato nel 1987 alcuni punti (cfr. ciclostilato allegato) che sono stati introdotti nell’atto notarile della nostra associazione.

Perchè la collaborazione tra il Vescovo ed EMET sia basata sulla reciproca e serena collaborazione (cfr. art. 6), con il riconoscimento del presente statuto, sarebbe giusto stipulare una convenzione in cui chiariremo i rapporti che dovranno d’ora in poi intercorrere tra la Diocesi e i chierici facenti parte della “Fraternità Comunitaria”.

Cerchiamo di camminare partecipando alla vita diocesana, in modo particolare della vita foraniale. Collaboriamo con le parrocchie e con i gruppi giovanili attraverso testimonianze e giornate di riflesione. Operiamo in stretto contatto con la Caritas per quanto riguarda l’Anno di Volontariato Sociale.

4) La conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa: l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana.

Settimanalmente si effettua un incontro di formazione per approfondire la nostra missione nella Chiesa.

Nelle nostre “fraternità comunitarie” c’è la cappellina con la presenza dell’Eucarestia: la nostra vita è imperniata su momenti di preghiera individuale e comunitaria (sia quotidiana che settimanale).

Mensilmente abbiamo una giornata di Ritiro Spirituale.

5) L’impegno di una presenza nella società umana che, alla luce della dottrina sociale, si ponga al servizio della dignità integrale dell’uomo.

Vogliamo creare un ambiente in cui le persone si realizzino come “liberi figli di Dio”. Fin dal nostro nascere EMET si è aperta alle necessità degli “ultimi”, cioè di coloro che si trovano nell’emarginazione: ha operato delle accoglienze secondo le proprie energie, le proprie possibilità e secondo i bisogni del territorio.

La nostra volontà è anche quella di creare quell’unità tra la “Parola di Dio” e la sua concretizzazione nella vita quotidiana. Siamo sempre più convinti che i cristiani non possono avere due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita della famiglia, del lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come il “luogo storico” del rivelarsi e del realizzarsi della carità di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli.

Per la nostra maturazione è stato importante riflettere anche sul documento del secondo convegno nazionale tenuto a Loreto dal 9 al 13 aprile 1985 a Loreto intitolato “Riconciliazione e comunità degli uomini”.

Riportiamo brevemente solamente un brano intitolato “La rimozione delle radici” tolto dagli “Atti del convegno” (Ambito D, commissione 20):

“Conosciamo vecchie e nuove povertà, interventi obsoleti e di “frontiera” della Chiesa italiana a servizio delle povertà e dell’emarginazione di ogni tipo. Non ci interessa tanto quantificarli e tanto meno celebrarli, ma neppure esaminare un elenco di lamentele sui singoli modi di attuazione. Dobbiamo piuttosto andare al centro del problema per cogliere un’eventuale errata impostazione teologica, storica, culturale che inficia l’atteggiamento della comunità cristiana verso questi interventi, mettendone in forse l’autenticità, la comunicatività, la credibilità.

...

Per uscire infatti da un atteggiamento puramente riparatorio, le iniziative del mondo cattolico (che non vogliano ricadere nella politica di un umiliante assistenzialismo che passivizza gli ultimo) debbono concentrare la loro ricerca sulle cause, sulle radici, sui circuiti delle politiche sociali che generano e rinnovano motivi di sofferenza, ingiustizia, discriminazione. Questo impegno primario, nell’investire le motivazioni dei peccati sociali, è stato richiamato con forza eccezionale dal santo Padre nei suoi messaggi ai giovani di tutto il mondo, intesi come forza primaria di rinnovamento alla società.

Tale messaggio, nella situazione italiana dev’essere esteso a tutti i credenti impegnati nella solidarietà sociale. Ciò non vuol dire trascurare impegni immediati d’intervento, in condizioni di emergenza quotidiana; piuttosto il non farsi esaurire da una battaglia (anche generosa) contro l’emarginazione, senza riuscire a investire a monte (con la collaborazione di tutte le forze sociali lealmente disponibili ad agire) le cause scatenanti, le “centrali” e non già i gangli intermedi o i fenomeni derivanti.

Il cristiano non può limitarsi infatti (secondo il magistero) a essere un “barelliere della storia”, ma tende a divenire un soggetto di progettualità. E’ questo tipo di affronto dei problemi che rende autentica e credibile la carità, facendole percorrere i gradini della giustizia, della condivisione, della solidarietà, e infine della misericordia, del perdono, della riconciliazione. Perchè il nostro impegno di carità si colloca sulla linea sacramentale, di segno, cioè strumento.

Affinchè la carità non si consuma nel lavorare “alle foci dei fiumi”, la commissione ha fatto sua la raccomandazione di spostare sempre più l’impegno della Comunità Cristiana (nel suo insieme) in iniziative di” prevenzione” da ogni forma di disadattamento sociale-economico e culturale.”

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