La nostra Costituzione

PREMESSA

Questa costituzione è il risultato di più di dieci anni di vita della “Fraternità Comunitaria - EMET”.

Questa revisione non intacca il “carisma” che EMET ha incarnato nel primo statuto (1988), ma lo migliora e lo perfeziona con il contributo di persone “esperte” che vogliono il bene della nostra “fraternità”.

Nello stilare questa costituzione i tre fondatori, il diacono Rezio Fornasari e i coniugi Giovanna e Paolo Grosso, hanno tenuto conto:

  • a) dello STATUTO del 20.11.1988,
  • b) delle AGGIUNTE del dicembre 1995 (nascita di nuove “fraternità”),
  • c) dei SUGGERIMENTI del giurista Padre Gianfranco Ghirlanda dell’Università Gregoriana di Roma,
  • d) dei CONTRIBUTI del biblista mons. Rinaldo Fabris,
  • e) dei CONSIGLI di alcuni nostri “fratelli e sorelle” che, nella vita comunitaria, hanno trovato la loro concretizzazione evangelica.

Struttura del testo

La costituzione Emet

CAPITOLO I°

NATURA E FINI


ARTICOLO 1

a) DENOMINAZIONE

“EMET” è un termine di origine biblica e significa “FEDELTA’”. I componenti di EMET formano una Associazione privata di fedeli composta da chierici e laici che vivono l’ispirazione originaria dei tre Fondatori contenuta nella presente costituzione.

b) SEDE

L’associazione denominata “EMET” ha la sede centrale in Torreano di Martignacco, via Alnicco 8.

I luoghi in cui si insediano tutte le “Fraternità Comunitarie” si chiameranno “EMET” con l’aggiunta del paese o della Parrocchia in cui è inserita.

ARTICOLO 2

NATURA

La comunità EMET è composta da persone che volontariamente vivono insieme e si propongono di vivere un’esistenza fondata sul Vangelo.

I suoi membri si impegnano a seguire con umiltà e fedeltà Gesù Cristo come unico Signore nella preghiera, nella comunione reciproca, nella condivisione dei beni, nell’accoglienza dei poveri, nella solidarietà con gli altri e nella povertà-sobrietà.

ARTICOLO 3

FINALITA’

EMET vuole costruire un luogo per dare spazio alla signoria di Cristo in cui l’amore fraterno è legge di vita: per questo deve diventare segno efficace della presenza della salvezza di Dio nel mondo.

L’associazione si propone lo scopo di realizzare il dono della “comunione” con Dio e con i fratelli in una forma di vita comunitaria attraverso:

a) la condivisione evangelica: la “fraternità comunitaria” vive uno stile di vita in cui è coinvolta l’intera esistenza e non solo alcuni momenti di essa. Condividere significa un modo di esistere, un modo di pensare e di gestire l’intera vita, non un semplice gesto, neppure un comportamento fra tanti. Chi condivide è partecipe della vita altrui e partecipa all’altro la propria.

Chi condivide si pone in termini di “parità”.

Per questo non vuole essere un istituto di assistenza, nè un gruppo di mutuo soccorso, nè una famiglia aperta (anche se lungo il suo cammino viene incontro ai casi di emarginazione).

b) la solidarietà evangelica: la “fraternità comunitaria” si apre alle necessità degli “ultimi”, cioè di coloro che si trovano nell’emarginazione: quindi essa opera delle scelte concrete di accoglienza secondo le proprie energie, le proprie possibilità e secondo i bisogni del territorio.

c) la povertà-sobrietà evangelica: la “fraternità comunitaria” (sia a livello di singoli come di Associazione) vive sobriamente, secondo le vere esigenze umane, nello spirito della sequela di Gesù Cristo umile e povero, fedele e solidale.

L’impegno evangelico di cercare in primo luogo il Regno di Dio e la sua giustizia richiede una scelta di povertà da praticarsi sia come itinerario (Lc 14,28-33), sia come virtù. In questo senso la povertà-sobrietà è anch’essa una scelta di libertà, è vivere senza fardelli per renderci più agili e disponibili nella sequela di Cristo.

ARTICOLO 4

MODALITA’ DI ATTUAZIONE

Cristo, nel suo mistero pasquale, rimane il modello di come si costruisce l’unità. Il comando dell’amore reciproco ha infatti in Lui la sorgente, il modello e la misura: dobbiamo amarci come lui ci ha amato.

Per vivere da fratelli e sorelle è necessario un vero cammino di liberazione interiore che per noi si manifesta in alcune scelte concrete. Queste scelte non sono fine a se stesse, ma sono motivate dalla nostra volontà di essere conformi all’ amore di Cristo. In forza di quell’amore nasce EMET come un insieme di persone liberate dalla croce di Cristo.

Per questo motivo sceglie di attuare le sue specifiche finalità attraverso alcune modalità: vengono qui elencate senza un preciso ordine d’importanza.

EMET:

a) Sceglie di formare una “Comunità” di persone: sposate e non. I luoghi e gli ambienti però saranno strutturati in maniera tale da garantire l’intimità delle coppie e delle singole persone: questo perchè non ritiene sufficiente la famiglia nucleare per realizzare le finalità sopra indicate.

b) Sceglie la preghiera comune e la preghiera personale come tempo per stare con Dio; così Lui potrà penetrare nella nostra esistenza che è incentrata sulla condivisione, sulla solidarietà e sulla povertà-sobrietà: questo ci libera dall’esasperata ricerca di efficenza, quasi che la riuscita del nostro agire dipenda prevalentemente dai nostri mezzi umani.

c) Sceglie il vivere solidale secondo il nuovo comandamento di Cristo “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi” (Gv 13,34): questo per liberarsi dall’egoismo umano.

d) Sceglie di vivere la propria esistenza nella fraternità evangelica (Gv 17,20-21): questo per liberarsi dall’incubo della solitudine.

e) Sceglie di praticare la correzione fraterna sotto forma di revisione di vita comune: questo per non cadere in forme che assomigliano a confessioni pubbliche o a giudizi di condanna delle persone (Mt 18,15-21).

f) Sceglie la cassa comune quale forma comunitaria più efficace anche nella soluzione dei problemi economici degli individui (Mt 6,31-34). Questo stile di vita è imperniato sul soddisfacimento sobrio e dignitoso delle proprie esigenze secondo un criterio di giustizia: a ciascuno il suo. Ogni membro effettivo, rinunciando ai propri beni e alla propria rendita personale, devolverà il capitale nella cassa comunitaria: questo per liberarsi dall’avidità del denaro.

g) Sceglie di sostenersi attraverso il lavoro dei suoi componenti. Qualora EMET volesse creare delle strutture di lavoro, essendo questa fondata sul valore della fraternità, non assumerà nessuno alle sue dipendenze: potranno far parte di questa cooperativa solo i membri effettivi o i postulanti. I membri effettivi possono esercitare quelle attività imprenditoriali in cui è dichiarato esplicitamente che il loro obiettivo non è per fini di lucro: questo per non cadere in un sistema di sfruttamento.

h) Sceglie di collaborare con Enti, associazioni, persone specializzate al fine di promuovere le persone emarginate: questo per non cadere nella logica della “delega”.

i) Sceglie di favorire quei movimenti che operano per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato: questo per non accettare una cultura di violenza e di degrado dell’ambiente.

l) Sceglie la stessa pedagogia (in riferimento ai figli nati e accolti) che sia più aderente al bene oggettivo dei minori: questo perchè l’educazione non derivi da una visione individualistica.

m) Sceglie di obbedire a questa costituzione e al regolamento interno che sono gli strumenti su cui convergere in uno stesso stile di vita la medesima chiamata di Dio: questa umiltà farà vivere tutti insieme la volontà di Dio, secondo l’orientamento del dono carismatico che i fondatori hanno ricevuto da Dio e che trasmetteranno a coloro che desiderano entrare in EMET.

ARTICOLO 5

LA “FRATERNITA’ COMUNITARIA” NELLA CHIESA

La “fraternità comunitaria” è una espressione della Chiesa Cattolica in armonia con l’Ordinario del luogo. E’ composta da volontari che hanno scelto di vivere integralmente la fede cristiana in fedeltà alla morale, la dottrina e la disciplina della Chiesa come sua conseguenza logica.

La “fraternità comunitaria” è conscia di raggiungere fini cristiani con una vocazione particolare e, in quanto associazione privata di fedeli, non intende quindi nel suo sforzo compromettere la responsabilità della Chiesa.

Il presidente, come responsabile dell’Associazione, curerà i rapporti con l’Ordinario del luogo affinchè tra questi e la “Fraternità comunitaria” ci possa essere un aiuto reciproco nella conoscenza e nella maturazione.

I componenti di ogni “Fraternità Comunitaria”, programmando la vita interna, si renderanno disponibili all’inserimento concreto secondo il loro carisma e la loro vocazione, nella vita parrocchiale e foraniale in cui si trova la struttura.

La “fraternità comunitaria” non è fine a se stessa: essa manifesta la missionarietà attraverso la sua stessa esistenza e attraverso la testimonianza (interna ed esterna) a coloro che desiderano conoscere questa scelta di vita.

L’ appartenenza alla Chiesa si manifesta anche attraverso gli impegni pastorali che i membri effettivi (i postulanti in maniera graduale) assumeranno nella forania e nella parrocchia in cui è inserita la struttura: infatti EMET ritiene importante l’incarnazione sul territorio di appartenenza per un reale inserimento nella vita della Chiesa. Per non vanificare gli impegni esterni e non disperdere gli sforzi in tante iniziative, altri impegni pastorali extra-foraniali sono previsti solo se richiesti espressamente dall’Ordinario del luogo: questi e il presidente terranno in considerazione gli impegni interni della “fraternità comunitaria”.


CAPITOLO II°

MEMBRI


ARTICOLO 6

COMPONENTI DELLA “FRATERNITA’ COMUNITARIA”

La proposta di vita di EMET è rivolta a tutti quei cristiani che, nel loro cammino di fede, ritengono fondamentale esprimere il loro amore a Dio e alla Chiesa attraverso un’esistenza vissuta in comunità.

Ogni membro, dopo aver vagliato la propria vocazione (matrimoniale, sacerdotale, diaconale, celibataria-consacrata...) metterà a disposizione degli altri la propria ricchezza spirituale e i propri carismi: la complementarietà, se ben ordinata, non può che essere di vantaggio per tutti.

Le persone che vogliono vivere questa esperienza di vita rimangono un corpo unico, anche se vengono costituiti diversi centri territorialmente divisi e distanti. Tutte queste strutture rimangono animate dal medesimo spirito e si immergeranno nella situazione sociale e religiosa del luogo.

Concretamente possono far parte di EMET:

a) Persone che hanno ricevuto l’ordine sacro.

a) Nel momento in cui una persona già consacrata con l’Ordine Sacro desideri entrare in EMET deve avere il consenso sia del suo Ordinario, sia di quello in cui è inserita la struttura. Quest’ultimo, in accordo con il Presidente, definirà l’ambito in cui l’ordinato svolgerà il suo ministero.

b) Qualora un membro (postulante o effettivo) desiderasse ricevere uno dei gradi dell’ordine sacro il presidente della “fraternità comunitaria” concorderà con l’Ordinario quale cammino di formazione spirituale-teologico intraprendere.

I sacerdoti e i diaconi potranno impegnarsi pastoralmente soprattutto nella Parrocchia o Forania di appartenenza della “Fraternità comunitaria” o, su indicazione dell’Ordinario, assumere degli incarichi a livello Diocesano senza però venir meno alla loro scelta di vita fraterna vissuta in comunità.

Il rapporto tra i chierici che fanno parte di EMET e il loro Vescovo è debitamente specificato nell’apposita convenzione che è stipulata tra EMET e la Diocesi competente per territorio per regolamentare i loro rapporti.

All’interno di ogni “Fraternità comunitaria” sarebbe auspicabile che ci fosse un Diacono come segno di “servizio” e di “appartenenza” alla Chiesa locale.

b) Persone sposate.

c) Persone celibi o nubili. Al momento dell’ingresso e soprattutto alla fine del periodo di postulantato, queste persone diventando membri effettivi dovranno manifestare esplicitamente se sono orientate ad una scelta matrimoniale o celibataria-consacrata.

ARTICOLO 7

APPARTENENZA ALLA “FRATERNITA’ COMUNITARIA”

L’Appartenenza dei membri alla vita comunitaria può avvenire in forme e livelli diversi:

a) membri effettivi (art. 8);

b) persone “postulanti” (art. 9);

c) minorenni facenti parte delle famiglie per affidamento, per adozione o per nascita (art. 11),

d) persone accolte (art. 12);

e) ospiti che possono essere persone in ricerca, obiettori e quanti scelgono l’Anno di Volontariato Sociale (art. 13).

ARTICOLO 8

MEMBRI EFFETTIVI

A. CONDIZIONE PER ESSERE MEMBRI EFFETTIVI

a) Sono membri effettivi della “fraternità comunitaria” le persone che hanno raggiunto la maggiore età e che ne condividono lo spirito e la prassi e che si impegnano a perseguire attivamente i fini associativi stabiliti nella presente costituzione.

b) La comunione e la condivisione degli ideali, della vita pratica e dei beni costituiscono la caratteristica peculiare dei membri della “Fraternità comunitaria”.

c) Accettano come singoli di essere poveri-sobri nel senso di avere solo il necessario ad una vita dignitosa.

d) Sono disponibili a dedicarsi a qualunque attività loro indicata dal Consiglio direttivo.

e) L’accoglienza di un membro effettivo si realizzerà dopo un periodo di tre anni trascorsi in maniera continuativa nella “Fraternità comunitaria”. Il responsabile della formazione dei postulanti vaglierà (dopo aver ascoltato il Consiglio direttivo) l’idoneità alla scelta definitiva: in caso contrario può prolungare la sua permanenza in EMET al massimo ancora per un anno. Al termine di questo periodo l’interessato o lascerà la “Fraternità comunitaria” o sceglierà di farne parte come membro effettivo. L’apposita firma deve avvenire in presenza del Consiglio direttivo e di un delegato dell’Ordinario durante un rito liturgico (sia all’interno che all’esterno di EMET).

B. IMPEGNI DEI MEMBRI EFFETTIVI

a) Tutti i membri sono impegnati a prendere parte attiva alle iniziative che promuove la “Fraternità comunitaria”. Non intrapprenderanno delle iniziative (sia all’interno che all’esterno di EMET) di loro spontanea volontà. Il Consiglio direttivo, qualora un membro esprimesse il desiderio di incominciare o cambiare un’attività, vaglierà l’opportunità, l’utilità e la priorità di tale iniziativa salvaguardando il bene e le finalità di EMET.

b) Ogni membro effettivo è tenuto a dare la sua opera con zelo e con quella generosità che è l’espressione tangibile delle sue promesse e della intima aspirazione che ha dichiarato di possedere quando ha deciso di scegliere questo stile di vita.

c) Ascolterà e mediterà la Parola di Dio partecipando alla vita liturgica e sacramentale della Parrocchia di appartenenza. All’interno di EMET si impegnerà in modo particolare ad aderire a:

1°- momenti di preghiera comunitaria:

A- nella propria fraternità:

- lodi mattutine o vespri quotidiani con lettura biblica meditata,

- un incontro settimanale: S.Messa o Liturgia della Parola o lectio divina o

adorazione eucaristica;

B-tutte le “fraternità comunitarie” insieme:

- mezza giornata di ritiro mensile;

- una settimana di Esercizi spirituali annuale.

2°- momenti di preghiera individuale:

- frequenza al sacramento della penitenza come dimostrazione della conti-

nua e autentica conversione,

- un tempo quotidiano (mezz’ora - ora) di adorazione per ogni singola

persona o coppia,

- una giornata di ritiro spirituale mensile per ogni persona o coppia.

I Chierici hanno i loro impegni di preghiera dovuti alla loro consacrazione.

d) Ognuno si impegna a versare al fondo comune della “Fraternità comunitaria” tutte le somme ricevute a qualsiasi titolo per le attività di lavoro alle quali è indirizzato dalla Comunità.

e) Dopo nove anni di membro effettivo, ogni singola persona e ogni singola coppia sceglie se devolvere alla “Fraternità comunitaria” o se lasciare ad altre persone o Enti a suo piacimento, tutti quei beni mobili ed immobili (compresa l’eredità paterna e materna) che possiede: redigeranno il testamento che risulti valido anche secondo il diritto civile. Con questa scelta rinuncierà radicalmente ai suoi beni: riteniamo questo un mezzo necessario per concretizzare la condivisione evangelica (art. 3). Sarà suo impegno morale devolvere anche quei beni che ricevesse dopo tale rinuncia a favore sia dell’Associazione EMET, sia di qualsiasi altro Ente o persona.

La non accettazione delle condizioni suddette comporta l’esclusione dalla comunità EMET.

f) Tutti i membri effettivi programmano la vita e la organizzaaione della “Fraternità comunitaria”.

g) Nominano il consiglio direttivo e approvano i rendiconti.

h) Ogni membro e ogni famiglia si renderanno disponibili per il trasferimento abitativo sia all’interno della struttura comunitaria, sia in un’altra “Fraternità comunitaria”. Per gli sposati si terrà conto dei figli (soprattutto se minorenni) che, per un armonico sviluppo, non devono essere sottoposti a frequenti cambiamenti di ambiente.

i) Ogni tre anni i membri sono chiamati a riconfermare la propria adesione alla “Fraternità comunitaria”.

C. DIMISSIONI

a) Qualora un membro effettivo si rifiutasse di attenersi alla presente costituzione e al regolamento interno, il Presidente, sentito il parere del Consiglio direttivo, ha la facoltà di decidere sull’estromissione del membro stesso.

b) La richiesta di dimissioni (con o senza motivazioni) o l’estromissione da EMET devono essere fatte per iscritto con la firma della controparte.

c) Un membro, in caso di dimissioni o di estromissione, non ha alcun diritto di rivalsa economica sulla “Fraternità Comunitaria”. In un contesto di famiglia, se un coniuge si ritira o viene dimesso, immediatamente viene dimesso anche l’altro. E’ impegno di EMET provvedere a ogni singola persona o a ogni singola coppia (per un periodo non superiore ai 12 mesi) all’affitto di una abitazione per un graduale inserimento nella vita sociale.

ARTICOLO 9

PERSONE “POSTULANTI”

Sono quelle persone che vogliono conoscere e scoprire la possibilità di investire le proprie capacità secondo la proposta di vita di EMET.

Questo periodo, che dura tre anni, è indispensabile perchè l’interessato, confrontandosi con il Vangelo e con i membri effettivi, possa valutare se questa è la sua vocazione: seguire Cristo nella povertà-sobrietà, nella condivisione, nella solidarietà e nell’obbedienza alla costituzione e al regolamento interno di questa “Fraternità comunitaria”.

A. CONDIZIONI PER ESSERE “POSTULANTE”

a) Tutte le persone che hanno raggiunto la maggiore età e che ne condividono lo spirito e la prassi e che si impegnano a perseguire attivamente i fini associativi stabiliti nella presente costituzione.

b) La comunione e la condivisione degli ideali, della vita pratica e dei beni costituiscono caratteristica peculiare per chi desidera confrontarsi con questa scelta di vita.

c) Accettano come singoli di essere poveri-sobri nel senso di avere solo il necessario ad una vita dignitosa.

d) Sono disponibili a dedicarsi a qualunque attività loro indicata dal Consiglio direttivo.

e) L’accoglienza di un nuovo postulante è deciso dal Consiglio direttivo.

f) La sua richiesta di ingresso e le motivazioni che lo hanno spinto ad entrare in questa “Fraternità comunitaria” deve essere fatta per iscritto al presidente. Se questa richiesta viene accettata, il postulante, durante una apposita cerimonia (che può essere fatta sia all’interno che all’esterno di EMET) prometterà di seguire lo spirito che anima questo stile di vita con la firma della costituzione e del regolamento interno.

B. IMPEGNI DEL “POSTULANTE”

a) Tutti i postulanti sono impegnati a prendere parte attiva alle iniziative che promuove la “Fraternità comunitaria” . Un po’ alla volta abbandonerà quelle iniziative personali che possiedeva prima di entrare in EMET e che non sono utili per raggiungere le sue finalità.

b) Sono tenuti a dare la loro opera con zelo e con quella generosità che è l’espressione tangibile dei loro impegni e della intima aspirazione che hanno dichiarato di possedere quando hanno deciso di scegliere questa “Fraternità comunitaria”.

c) Collaborano con i membri effettivi nel programmare la vita e l’organizzazione della “Fraternità comunitaria” senza però diritto di voto.

d) Ascolterà e mediterà la Parola di Dio inserendosi nelle modalità dei membri effettivi (art. 8Bc).

e) Ognuno si impegna a versare al fondo comune tutte le somme ricevute a qualsiasi titolo per le attività di lavoro (professionale e non) alle quali è indirizzato dalla “Fraternità comunitaria”.

f) A suo piacimento può portare o depositare in EMET del materiale utile alla fraternità.

g) I postulanti fidanzati saranno inseriti in due strutture diverse.

h) I postulanti coniugi sono ammessi alla prova solo se ne fanno domanda entrambi.

C. DIMISSIONI

a) Durante questo periodo in qualsiasi momento il Presidente, dopo aver ascoltato il parere del Consiglio direttivo, può interrompere la prova ed escludere il postulante qualora non accetti le condizioni e gli impegni presi. Il Presidente motiverà verbalmente le cause della sua estromissione. I postulanti, sia in questo caso, sia nel caso di non ammissione alla fine del triennio di prova, devono immediatamente lasciare la “Fraternità comunitaria” senza alcuna pretesa di carattere economico, se non la restituzione di quanto eventualmente avessero portato o depositato al momento dell’ingresso o durante il periodo di prova.

b) La sua richiesta di dimissioni (con o senza le motivazioni) deve essere fatta per iscritto al presidente.

c) Se uno dei due coniugi si ritira o viene dimesso, immediatamente viene dimesso anche l’altro. EMET si impegnerà (per un periodo di sei mesi) a provvedere a tutti i dimissionari quanto è necessario per un normale inserimento nella vita sociale.

ARTICOLO 10

PROCEDIMENTO PER I NUOVI INGRESSI

Ogni comunitario, postulante o membro effettivo, ha il dovere (in base alla sua effettiva maturazione comunitaria) di proporre EMET agli altri: ogni vocazione passa prima di tutto attraverso il rapporto personale.

In seguito, nel momento in cui la persona manifesta il desiderio di entrare in “EMET” sia come ospite, sia come postulante, è bene che il singolo comunitario presenti questo candidato al responsabile per la formazione dei postulanti. Questi, dopo aver presentato il candidato al consiglio direttivo, si farà carico di valutare quale itinerario effettuare nei suoi confronti.

Tenendo conto dello spazio e delle esigenze di ogni singola “Fraternità comunitaria”, il consiglio direttivo valuterà anche in quale struttura far fare il triennio di formazione a coloro che chiedono di entrare come postulanti. Dopo aver ascoltato anche le esigenze della singola persona o della singola coppia, è giusto che il nuovo inserimento non venga a stravolgere, sminuendo o falsando, la proposta di vita di EMET.

Il responsabile della “fraternità comunitaria” sarà il garante e il punto di riferimento tra il postulante e il responsabile della formazione qualora l’inserimento venisse fatto all’interno di una “fraternità” in cui non vive il responsabile per la formazione dei postulanti.

ARTICOLO 11

MINORENNI FACENTI PARTE DELLE FAMIGLIE

PER AFFIDAMENTO, PER ADOZIONE OPER NASCITA

La “Fraternità comunitaria” accoglie minorenni che sono moralmente e materialmente in stato di abbandono, anche temporaneo. Un responsabile coordinerà i rapporti tra EMET e le varie istituzioni sociali (art. 30): insieme si vaglierà se lasciarli affidati a EMET o a una famiglia.

Questa famiglia ha il dovere di amarli, di curarli e di educarli come figli, alla pari dei figli nati dal matrimonio.

Tutti i figli sono educati conformemente alle direttive pedagogiche di EMET, con l’incondizionato aiuto solidale di tutti i suoi componenti.

Per nessun motivo i figli possono essere estromessi dalla “Fraternità comunitaria” fino al compimento del 27° anno.

Qualora un figlio, raggiunta la maggiore età, volesse fare una scelta differente, EMET si impegna a provvedergli del necessario per un normale inserimento nella vita sociale.

ARTICOLO 12

PERSONE ACCOLTE

EMET ha sentito il dovere di accogliere gli altri (anche maggiorenni) nei loro bisogni. Andrebbe contro le sue finalità se non ci lasciasse scomodare dalle esigenze altrui e se pensasse a soddisfare solo le sue.

La “Fraternità comunitaria” può e deve operare delle scelte concrete di accoglienza secondo le energie, le possibilità, i bisogni del territorio...: un membro effettivo curerà i rapporti con le istituzioni pubbliche e private.

Il Consiglio direttivo vaglierà caso per caso ogni singolo bisogno: non servirebbe niente accogliere indiscriminatamente persone senza essere loro vicini, senza offrire loro, nei limiti delle possibilità umane, concreti strumenti di liberazione. Ogni “Fraternità comunitaria” acquisirà delle specifiche competenze in modo da rispondere più seriamente e più specificatamente ai bisogni degli accolti: umanamente, scientificamente e spiritualmente parlando ogni “povertà” necessita di una terapia adeguata alle proprie difficoltà.

La durata della permanenza in EMET delle persone maggiorenni sarà valutata dall’interessato insieme al Consiglio direttivo; si sceglierà, poi, la strada che più si addice alla singola persona: lasciare la “Fraternità comunitaria” o diventare postulante. Per alcuni casi però l’accoglienza si può prolungare per più tempo o anche diventare permanente.

ARTICOLO 13

OSPITI

La “fraternità comunitaria” ritiene importante proporre il proprio ideale e il proprio stile di vita a quelle persone che lo desiderassero: verranno ospitati presso una nostra struttura. Per evitare, però, inutili inconvenienti, è bene che il presidente (a nome di tutta EMET) accogliendo gli ospiti dialoghi preventivamente con loro, stabilisca il metodo del reciproco rapporto definendo i rispettivi diritti e doveri.

Alle persone che vogliono vivere in EMET, anche se per un breve periodo, si propone un progetto che “cambi”, in qualche modo, le regole di vita. Dall’esperienza comunitaria (modo di vivere i rapporti interpersonali, il lavoro, la gestione del denaro, la preghiera...) si desumono modelli che, oltre a far scomparire il disagio, pongono le premesse per regole di vita più umane e liberanti.

Ciò crea le premesse perchè la “nuova società”, fondata su presupposti di non-violenza e di fraternità, non producano nuove emarginazioni.

ARTICOLO 14

AMICI

Sono “amici” di EMET tutti coloro che condividono lo spirito della “Fraternità Comunitaria” e in varie forme la sostengono senza tuttavia assumere apertamente nessun impegno stabile sia all’interno che all’esterno di essa. Volontariamente possono collaborare con i comunitari nel raggiungere le finalità di EMET attraverso le sue specifiche modalità (cfr. art. 4).


CAPITOLO III°

FORMAZIONE


ARTICOLO 15

PRE-POSTULANTATO

Una “Fraternità Comunitaria” di EMET acquisterà un ruolo particolare: diventerà il luogo di incontri, di formazione non solo per i comunitari, ma soprattutto per quei gruppi e per quelle persone che vogliono conoscere la sua specifica scelta di vita. Alcuni spazi saranno lasciati a disposizione soprattutto per quelle persone (sposi e non) che stanno valutando se la loro vocazione è quella di questa “Fraternità Comunitaria”. E’ un periodo di pre-postulandato dove si potrà incominciare a “respirare” la futura vita comunitaria attraverso un confronto diretto, almeno per alcuni momenti, con persone della comunità.

Verrà offerto loro oltre ai brevi momenti quotidiani di vita vissuta, anche una conoscenza dei valori di fondo che ci hanno spinto a vivere secondo questo stile di vita.

Il periodo di permanenza in questa struttura dovrà essere preventivamente stabilito. Il responsabile per la formazione dei postulanti sarà il garante di questo cammino di formazione.

ARTICOLO 16

POSTULANTATO

Il Postulantato è il periodo in cui una persona prende coscienza se la sua vocazione è quella di vivere in EMET. In questo triennio le persone sperimenteranno lo stile di vita, formeranno mente cuore nella sua spiritualità, verificheranno le loro intenzioni e la loro idoneità.

Per rispondere fedelmente alla propria vocazione, per capire sempre meglio il “carisma” di EMET e perchè la loro scelta scaturisca dall’amore con Cristo, i postulanti saranno assidui alla preghiera secondo le indicazioni dell’art.8Bc.

Come momento di formazione il postulante parteciperà agli incontri insieme ai membri effettivi o, in certi momenti, a quelli appositamente organizzati per loro.

ARTICOLO 17

RESPONSABILE PER LA FORMAZIONE DEI POSTULANTI

Coloro che hanno iniziato un cammino di pre-postulantato o di postulantato saranno guidati da una persona.

Questi deve essere un membro effettivo, legittimamente designato dal Consiglio direttivo e che abbia vissuto almeno 6 anni in EMET: dovrà essere accuratamente preparato sia sul piano umano, che teologico-spirituale. Se non è un sacerdote avrà cura di proporre ai postulanti confessori e direttori spirituali preparati e che conoscano le dinamiche della vita comunitaria.

ARTICOLO 18

FORMAZIONE PERMANENTE

EMET, se viene assunta secondo tutte le sue esigenze, dà una risposta alle grandi domande che agitano il cuore dell’uomo. La formazione è il mezzo attraverso il quale i membri effettivi, i postulanti e gli ospiti troveranno risposte nella loro ricerca di felicità e di realizzazione personale in Dio e nell’amore agli altri.

In ogni struttura comunitaria ci saranno degli spazi perchè ogni componente trovi il tempo ed il luogo per la formazione e per l’approfondimento. Un incontro settimanale (o nella singola fraternità o in una struttura comune) servirà ad educare le persone a capire sempre meglio il “carisma” di EMET. Questo carisma sarà sviscerato sotto l’aspetto spirituale, teologico, pastorale ed umano. Attraverso questa formazione la persona sarà in grado di manifestare la benevolenza e la bontà di Dio prima di tutto ai comunitari, poi a tutte le altre persone: la Grazia perfezionerà quello che la formazione ha incominciato.

A seconda della propria vocazione si approfondirà i valori della castità coniugale, della castità in vista del matrimonio e del celibato come scelta di vita.

La formazione deve continuamente spronare le persone, perchè tutti gli sforzi siano finalizzati alla costruzione del Regno di Dio: si deve creare, partendo dall’umana fragilità, le premesse di quello che si manifesterà in maniera completa e definitiva nell’aldilà.


CAPITOLO IV°

FRATERNITA’ COMUNITARIA


ARTICOLO 19

SISTEMAZIONE STRUTTURALE

In ogni “Fraternità comunitaria” ciascuna famiglia e ciascuna persona avranno una sistemazione adeguata al loro stato e ai loro bisogni.

Il numero dei componenti (15-18 persone) di ogni “Fraternità comunitaria” deve essere tale da permettere la creazione di un clima familiare e la realizzazione dei fini preposti.

Se il numero dei componenti lo permette, ogni “fraternità” sarà composta da più nuclei familiari tra cui due famiglie.

Nei rapporti tra famiglia e famiglia e tra famiglia e singoli vige la legge dell’amore fraterno che porta ad essere l’uno di sostegno all’altro, sia nei rapporti di fraterna convivenza nell’interno della “Fraternità comunitaria”, sia nell’adempimento dei fini di EMET.

Tenendo conto dell’idoneità strutturale, ogni “Fraternità comunitaria” si definirà EMET solo se all’interno ci sarà almeno una persona o una coppia come membri effettivi: questi riceveranno il mandato ufficiale dal Consiglio direttivo.

Uno di loro diventerà anche “responsabile” di quella nuova struttura.

La distribuzione delle singole persone e delle singole famiglie nella “Fraternità comunitaria” deve essere fatta in maniera tale da:

a) non permettere forme di promiscuità che possano essere occasione o costituire pericolo di immoralità;

b) non permettere neppure isolamenti eccessivamente dispendiosi.

EMET riconosce al Presidente il diritto di controllare questo aspetto della vita delle famiglie e delle persone.

Per venire incontro ad alcune esigenze comunitarie, il Consiglio direttivo può ridistribuire tutte le abitazioni (reparto notte) sia all’interno della “Fraternità comunitaria” sia fra le “Fraternità comunitarie”, per creare quel clima di disponibilità-povertà che è alla base delle persone che accettano tale proposta di vita (tenendo conto dell’esigenza apparsa nell’art.8Bh).

Concretamente ogni “Fraternità comunitaria” sarà così strutturata:

a) REPARTO GIORNO: cucina, sala da pranzo, salotto (per le necessità personali di ogni singola persona o coppia), soggiorno comunitario, sala per i figli (giochi, svaghi, studio).

b) REPARTO NOTTE: ogni singola persona e ogni singola coppia avrà a disposizione quegli spazi che sono sufficienti per i propri bisogni (sono luoghi della propria individualità, non luoghi di isolamento).

Per le accoglienze dei maggiorenni saranno riservati spazi distinti agli uomini e alle donne.

c) ALTRI LUOGHI COMUNITARI: lavanderia, stireria, cappella, salone per gli incontri e la biblioteca (è il luogo in cui ci si può fermare per la formazione sia personale che comunitaria).

Questi luoghi e questi reparti possono far parte sia di un unico edificio, se la struttura è grande, sia di edifici separati.

ARTICOLO 20

APERTURA DI UNA NUOVA “FRATERNITA’ COMUNITARIA”

L’apertura di una nuova struttura è motivata soprattutto dall’aumentato numero delle persone che richiedono di farvi parte.

Il Consiglio direttivo valuterà se tale struttura è idonea per poter concretizzare e incarnare tutti i valori di EMET (art. 2-5): è importante che questa struttura abbia tutti i requisiti elencati nell’articolo 19.

ARTICOLO 21

RAPPORTI FRA “FRATERNITA’ COMUNITARIE”

Queste “Fraternità comunitarie” per poter:

a) tenere in vita la “NATURA” di EMET (art. 2);

b) realizzare le sue “FINALITA’” (art. 3);

c) ed eseguire le “MODALITA’” dell’articolo 4

si impegnano ad effettuare questi due incontri.

1°- un ritiro spirituale mensile (cfr. art 8Bc1°B): In questa convivenza si continuerà ad approfondire le specificità di EMET. Questa giornata è utile per conoscersi meglio, per un momento di formazione (postulanti e membri effettivi) e per un momento di preghiera (celebrazione eucaristica, liturgia della Parola di Dio, lectio divina...),

2°- un incontro-verifica mensile tra i responsabili e gli economi di ogni “Fraternità comunitaria”. In questo appuntamento si presenterà il programma che la singola “Fraternità comunitaria” realizzerà nel mese successivo e il consuntivo del mese trascorso.

Si prenderà in visione i seguenti punti:

a- condivisione (vita interna della comunità),

b- solidarietà (situazione e difficoltà delle accoglienze),

c- presenza sul territorio (specialmente in Forania),

d- eventuali iniziative da prendersi in comune,

e- resoconto economico.

ARTICOLO 22

PARTECIPAZIONE ALLA VITA COMUNITARIA

EMET socialmente è organizzata in modo tale da favorire la partecipazione diretta di tutti i suoi membri sia nella sua vita interna, sia nelle sue attività esterne.

Per vivere l’unità e la comunione, nella partecipazione alla vita comunitaria non si formerà una maggioranza (vincente) e una minoranza (perdente), ma tutti, dopo ogni votazione, torneranno a formare “un cuor solo ed un’anima sola” e parteciperanno attivamente nel perseguire le finalità e il “carisma” di EMET. Anche colui che in certi casi si trova in minoranza, accetterà il parere della maggioranza dei suoi fratelli e delle sue sorelle.

a) Esprime la sua volontà ed esercita i poteri attraverso le elezioni, le votazioni e le nomine.

b) Nelle votazioni la maggioranza è data dai tre quarti di tutti i membri effettivi.

c) Qualora tutti i membri non giungessero ad una unica conclusione, i tre fondatori (il presidente qualora venissero a mancare i tre fondatori), hanno la facoltà di arbitrare tenendo presente le varie istanze dell’assemblea, su qualsiasi iniziativa di carattere economico, morale e spirituale. Tale facoltà è prevvista soltanto dopo che si sono resi inutili almeno tre tentativi per raggiungere una conclusione.

ARTICOLO 23

ELEZIONI

In EMET tutti gli incarichi possono essere ricoperti solo dai membri effettivi (maschi o femmine).

a) Il voto è segreto e obbligatorio.

b) Nelle elezioni per la designazione degli incarichi, risulta eletto colui che avrà raccolto sul suo nome i tre quarti dei suffragi degli aventi diritto al voto. Se ciò non si verificasse, si procede ad una seconda votazione limitata ai nomi dei tre che nella prima consultazione hanno raccolto il maggior numero di voti. Risulta eletto, nella convocazione elettorale di secondo grado, chi ha raggiunto la metà più uno delle persone votanti.

Se neppure in secondo grado è stata raggiunta la necessaria maggioranza, si procede ad una terza votazione limitata ai due nomi di coloro che nel secondo appello elettorale hanno riportato il maggior numero di voti. Anche in questo caso risulta eletto quello dei due che ha raccolto la metà più uno della totalità del numero delle persone votanti.

c) Tutte le cariche durano 3 anni.


CAPITOLO V°

ORGANI STATUTARI


ARTICOLO 24

ORGANI STATUTARI

Sono organi satutari:

a) l’Assemblea generale (art. 25),

b) il Responsabile di ogni “Fraternità comunitaria” (art. 26),

c) il Consiglio direttivo e il segretario (art. 27),

d) il Presidente (art. 28),

e) l’Economo (art. 29),

f) il Consiglio di amministrazione e il tesoriere (art. 30),

g) il Responsabile per i rapporti con le istituzioni sociali (art. 31).

h) il Responsabile per la formazione dei postulanti (art. 17).

ARTICOLO 25

ASSEMBLEA GENERALE

a) L’assemblea è costituita dai membri effettivi.

b) E’ convocata dal Consiglio direttivo almeno una volta all’anno per deliberare sui rendiconti e bilanci annuali.

c) L’Assemblea formula le norme per l’attuazione della presente costituzione e approva i programmi del consiglio direttivo.

d) Hanno diritto di chiedere la convocazione dell’Assemblea: i fondatori, i tre quarti dei membri effettivi, il Presidente e il Consiglio direttivo.

e) In alcuni casi, se ritiene opportuno, il Consiglio direttivo può chiamare a partecipare anche gli altri componenti (insieme o separatamente) di EMET: questi però non hanno diritto di voto.

f) Delibera con la presenza dei tre quarti di tutti i membri effettivi.

g) Il segretario dell’assemblea (che è lo stesso del Consiglio direttivo) redigerà i verbali delle riunioni: ogni assemblea inizierà con la lettura del verbale precedente per essere approvato.

ARTICOLO 26

RESPONSABILE DI OGNI “FRATERNITA’ COMUNITARIA”

I membri effettivi di ogni “Fraternità comunitaria”, pur essendo corresponsabili, eleggeranno il loro rappresentante: questi dovrà essere membro effettivo da almeno tre anni.

Il responsabile ha la competenza di promuovere l’armonia fra le persone e le famiglie, di controllare la partecipazione dei singoli alle attività all’interno delle singole “Fraternità comunitarie” e di far attuare quello che il Consiglio direttivo ha deciso.

Fa parte del consiglio direttivo.

Parteciperà all’incontro-verifica mensile con i responsabili e gli economi delle altre “fraternità”.

ARTICOLO 27

CONSIGLIO DIRETTIVO

EMET è diretta e amministrata dal Consiglio direttivo composto dal responsabile di ogni “Fraternità comunitaria” e dai tre membri fondatori: questi appartengono di diritto per tutta la loro vita e hanno il diritto di “veto” su eventuali decisioni prese dal Consiglio direttivo che intacchino lo spirito o il “carisma” di EMET.

a) Il Consiglio elegge tra i suoi membri il Presidente e il segretario

b) Il Consiglio direttivo è investito di tutti i poteri ordinari e straordinari: decide l’accoglienza di un nuovo membro (art. 9Ae), provvede agli atti necessari ed utili all’efficenza della vita interna ed esterna di EMET, controlla e predispone i bilanci.

c) Il Consiglio direttivo può essere convocato dai Fondatori, dal Presidente o da tre quarti dei suoi membri. E’ presieduto dal Presidente.

ARTICOLO 28

PRESIDENTE

a) E’ un membro effettivo con almeno 10 anni di vita in EMET e non meno di 35 anni di età.

b) Organizza e controlla la vita di EMET in tutte le sue forme: è presente periodicamente in tutte le “Fraternità comunitarie”.

c) Fa osservare la costituzione e il regolamento interno come attuazione dell’art.4i.

d) Viene eletto dal Consiglio direttivo.

e) E’ il legale rappresentante di EMET in giudizio e davanti a tutti gli organi della Chiesa e dello Stato.

f) Il suo incarico è triennale: non può ricevere più di tre mandati consecutivi.

ARTICOLO 29

ECONOMO

All’interno di ogni “Fraternità comunitaria” i membri effettivi elegeranno l’economo: gli sono attribuiti i poteri per quanto riguarda l’ordinaria gestione economica.

Mensilmente presenterà a tutti i membri effettivi e ai postulanti il resoconto economico della sua “Fraternità comunitaria”.

ARTICOLO 30

CONSIGLIO D’ AMMINISTRAZIONE

E’ composto da tutti gli economi delle singole “Fraternità comunitarie” più il Presidente.

All’interno del Consiglio di amministrazione verrà eletto il tesoriere: sarà un membro effettivo con almeno tre anni di vita in EMET. Ha il compito di conservare i documenti che si riferiscono al patrimonio mobiliare, mantenere i libri contabili di EMET aggiornati, sottoporre i bilanci preventivi e consultivi al consiglio di amministrazione.

Il Consiglio ha il compito di amministrare la “cassa comune” di tutta EMET e verificare la possibilità di realizzare economicamente i programmi formulati o proposti dall’Assemblea generale o dal Consiglio direttivo (il quale rimane comunque l’organo deliberativo di EMET).

ARTICOLO 31

RESPONSABILE PER I RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI SOCIALI

La persona designata per questo ruolo oltre a coordinare i rapporti con tutte le istituzioni sociali (Enti, Azienda Sanitaria, Comuni, Provincia...) sarà il referente per tutte le richieste di accoglienza pervenute in EMET.

Conoscendo la disponibilità e le esigenze di ogni singola “Fraternità Comunitaria”, il responsabile vaglierà quali proposte di accoglienza prendere in considerazione. Presenterà i casi al Consiglio direttivo: questi tenendo conto della struttura logistica effettuerà l’accoglienza (o l’affido) proponendola alla persona o alla famiglia che si è resa disponibile.

Nessuna persona o nessuna famiglia è tenuta a prendere decisioni personali riguardanti accoglienze o affidi.


CAPITOLO VI°

MEZZI DI SOSTENTAMENTO


ARTICOLO 32

LAVORO

Per EMET il lavoro è un valore: è un mezzo per realizzare nel mondo la vocazione umana. Per mezzo di esso possiamo diventare collaboratori di Dio nella creazione, trasformare il mondo e umanizzare la vita.

EMET inserisce il lavoro in un contesto di condivisione e di solidarietà: quindi ogni lavoro è utile e ha la sua importanza se riesce a salvaguardare e a valorizzare questi ultimi due valori.

Ogni persona quindi entrando in EMET come postulante esaminerà con il Presidente e con il responsabile per la sua formazione se il lavoro che sta facendo è adatto per la sua crescita personale in un contesto comunitario.

EMET concepisce il lavoro (manuale, intellettuale, casalingo...) e la sua organizzazione in funzione della vita: è da scartare quindi quella attività che è inserita in un palese sistema di sfruttamento o organizzato su ritmi disumani o schiavizzanti.

I soldi percepiti da qualsiasi lavoro andranno nella cassa comune.

ARTICOLO 33

FORME DI SOSTENTAMENTO

La cassa comune sarà il mezzo attraverso la quale EMET provvede al mantenimento dei suoi membri e allo sviluppo delle sue iniziative.

Formano la cassa comune:

a) le risorse finanziarie provenienti sia dai lavori dei componenti, sia dalle offerte, dalle sovvenzioni, dall’eredità dei membri effettivi (art. 9Bd),

b) gli introiti provenienti da eventuali elargizioni, donazioni e lasciti.

ARTICOLO 34

SOLIDARIETA’ TRA “FRATERNITA’ COMUNITARIE

Ogni “Fraternità comunitaria” è autonoma nella gestione economica: vive con i finanziamenti (stipendi, rette, “provvidenze”...) dei propri componenti.

Avrà una propria contabilità, un proprio fondo comune (stabilito dal Consiglio direttivo) a cui attingere per l’ordinario autosostentamento. Le spese non ordinarie dovranno essere valutate comunitariamente nell’incontro mensile di verifica. Questo si baserà soprattutto tenendo conto del valore “povertà-sobrietà”.

Sarà a carico delle singole comunità anche il sostentamento di quei componenti che eseguiranno dei “servizi” che sono di utilità a tutta EMET.

Il “risparmio” di ogni singola “Fraternità comunitaria” formerà quel capitale comunitario che verrà utilizzato per le finalità di EMET: incrementare l’accoglienza, sviluppare la missionarietà, ristrutturare un ambiente per una nuova struttura, finanziare momenti formativi comunitari e non...

Il Consiglio direttivo, dopo aver ascoltato l’Assemblea generale dei membri effettivi, valuterà la priorità per l’utilizzo di questo capitale.


CAPITOLO VII°

DIRITTO PROPRIO


ARTICOLO 35

REGOLAMENTO INTERNO

EMET ha elaborato anche un regolamento interno per l’esplicitazione della presente costituzione. Ambedue saranno assunti da ogni membro effettivo e ogni postulante: ciò determinerà l’appartenenza a questa “Fraternità comunitaria”.

ARTICOLO 36

MODIFICA DELLA COSTITUZIONE

a) Gli articoli 2-5, trattandosi della natura stessa dellAssociazione, sono irremovibili.

b) I rimanenti articoli, qualora venisse richiesta una modifica, occorrerà la richiesta di almeno tre quarti dei membnri effettivi. Per l’eventuale modifica si ricorrerà alla votazione secondo le modalità dell’art. 22bc.

ARTICOLO 37

CASO DI ESTINZIONE

In caso di estinzione della “Fraternità comunitaria” EMET:

a) il patrimonio acquisito dai compensi da lavori dei componenti, dalle offerte, dalle sovvenzioni, dall’eredità dei membri effettivi dovrà essere diviso equamente tra tutti i membri effettivi,

b) il patrimonio invece acquisito dalle eventuali elargizioni, donazioni e lasciti saranno devoluti alla Diocesi nella quale si trova ogni singola “Fraternità Comunitaria”. La Diocesi stanzierà questo patrimonio a quelle associazioni o comunità che perseguono scopi analoghi a quelli di EMET.

ARTICOLO 38

Per quanto non previsto dalla presente costituzione si applicheranno le disposizioni canoniche in materia

NOTA BENE

Questo statuto vuole essere uno strumento per vivere il Vangelo(che rimane l’unica regola) e soprattutto un mezzo di comunionefraterna. Esso vuole essere non una legge, ma una linea di vita valida per tutti, senza il quale non si può edificare una “fraternità comunitaria” enon ci può essere cammino comune.

Queste direttive comuni non sono fatte per schiacciare lapersonalità di un individuo, ma sono al servizio, per liberarlo dai pesiinutili che minacciano la sua vita spirituale.

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